Com'è bello il mare all'alba.
La spiaggia deserta, l'onda che l'accarezza dolcemente, il sole all'orizzonte che
nasce e l'aria è ancora
fresca.Passeggiare sulla riva, ascoltare il suo respiro, sentire il suo profumo
così intenso. E poi fermarsi e rimanere a guardare questo immenso continuo movimento fino
a dove l'occhio può
arrivare.
Le sensazioni che si provano sono infinite. Il mio respiro è il suo.
Un richiamo...lentamente, passo dopo passo, mi ritrovo immersa nella sue
acque.Mi sento abbracciata, baciata da questo amante. Mille brividi percorrono il mio corpo
e mi lascio trasportare, libera da ogni pensiero. E' come rinascere ogni volta.
| "Tutto è solo a questo mondo. Le stelle, i venti, i pianeti, le nubi, l'acqua, le onde, la luna, il sole. Siamo navigatori dell'Oceano: crediamo di avvistare in lontananza il punto bianco di un'altra imbarcazione, ma ci accorgiamo che era soltanto lo spumeggiare di un'altra onda. Sentiamo anche il bisogno di conoscere l'ignoto e ci stacchiamo dalla terraferma per essere soli." (Charles Borden) * |
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LA RABBIA E LA SPERANZA
Un giorno su un isolotto in mezzo ai sette mari , dove il vento del nord
soffiava con la ferocia del ghiacci e ruggiva in continuo mentre il gelo
dipingeva gli alberi d’argento e la neve copriva il verde dell’erba con il suo
manto bianco, un gigante fermo dietro il muro della sua dimora scrutava come di
consueto l’orizzonte. Nulla era diverso dagli altri giorni e nulla mutava quel
paesaggio mentre la grandine scendeva vestita di grigio con il suo respiro di
ghiaccio.
Non un uccellino in cielo che cantasse, non un fiore sull’albero, non un filo
d’erba che uscisse timidamente dalla neve e il gigante con la sua pipa in mano
come un vecchio pescatore era sempre lì silenzioso e immobile ad aspettar la
sera di un giorno che seguiva l’altro.
Si domandava spesso il gigante come mai sull’isola non arrivasse mai la
primavera eppure prima di essere approdato lì l’aveva vista quella bella donna
che rendeva soffici i prati e belli come le stelle i rami degli alberi. Già se
lo domandava spesso ma non aveva risposte e così continuava a guardare
l’orizzonte tra il sibilo del vento e il ruggito del temporale.
Ma quel giorno l’aria era diversa dalle altre volte e il vento meno ruggente,
aveva l’impressione che qualcosa di diverso stesse accadendo, guardava il cielo
e notava dei circoli di aria che volteggiavano in spirali diverse e inusuali e
lì fermo dietro il suo muro ne osservava i mutamenti.
Da lontano nel punto in cui i sette mari si univano in un unico grande oceano
notò un puntino nero, i suoi occhi brillarono e si mosse finalmente dalla sua
dimora per cercare di scorgere cosa fosse.
Il puntino diventava sempre più grande e prendeva forma davanti ai suoi occhi e
lui ora poteva distinguerla bene, era una nave, alto il suo albero maestro
spiccava all’orizzonte con il suo pennone e una bandiera svolazzava sull’albero
di prua.
Il colore marrone della carena e il bianco della bandiera rompevano la monotonia
del grigio di quel paesaggio che ormai da tanto, troppo tempo il gigante aveva
imparato ad osservare.
La nave si avvicinava a una velocità sempre maggiore finchè si fermo proprio lì
davanti all’isolotto. Su di essa un grande essere dalle forme a lui similari si
fermo a guardarlo e i due immobili e silenziosi incrociavano i lori sguardi.
Quanti pensieri passavano ora nella mente del triste gigante, quanti sogni
sembravano prendere forma, e quante risposte sembrava voler dare nel silenzio
quella nave così bella alla sua vista.
Non fece a tempo però a pensare a cosa dire che la nave alzò l’ancora e ripartì
sparendo nella nebbia a ricostituire quel cielo grigio e compatto a cui il
gigante era tanto abituato.
Perché era arrivata? E perché non si era fermata di più? Perché non gli aveva
rivolto la parola e perché se ne era andata senza chiedergli nulla? Perché lo
aveva lasciato di nuovo solo?
Ah quante domande si poneva il povero gigante, domande nuove e diverse da quelle
che si poneva prima, domande cariche di delusione.
Dentro di lui però qualcosa si agitava e guardando il cielo sempre uguale nel
suo grigiore cominciava a sbuffare e a imprecare, non riusciva a stare più fermo
dietro il muro della sua dimora.
Usciva ora sempre più spesso nel freddo di quel gelido , implacabile e
interminabile inverno.
Non sopportava più quei neri alberi che lo guardavano in senso di ammonito e che
lo giudicavano rozzo e gretto e così un giorno con la sua ascia li tagliò di
netto, quelli che erano stati i suoi unici amici nelle notti buie e che con i
ram sembravano schernirlo di continuo ora erano lì che giacevano spezzati e con
quei rami il gigante accese un fuoco e notò che il grigiore di quel plumbeo
cielo perdeva consistenza e che la nebbia così pungente acquistava colore e u
tenero arancio si distingueva tra la grandine e la neve.
Ed ecco di nuovo quel puntino all’orizzonte, lo stesso puntino che aveva visto
giorni addietro, prendere forma e diventare di nuovo l’immagine di una nave, la
stessa nave e stessa bandiera batteva in alto a sfidare il vento. Ah lo voleva
vedere di nuovo in volto quell’essere similare e non avrebbe abbassato lo
sguardo davanti a lui ma anzi lo avrebbe sfidato e gli avrebbe vietato di
attraccare alla sua isola.
La nave arrivò lì davanti e il gigante urlò di andar via, di non gettare
l’ancora in mare e di abbassare la bandiera perché suo era quel mondo e suo quel
territorio. Ma la nave non ascoltò e gettò l’ancora e la scialuppa fu messa a
mare e l’essere, lo stesso essere di quella vota scese e si fece largo tra il
vento e la grandine.
La neve di colpo smise di cadere e sotto le pesanti orme dell’essere che arriva
timido si vedevo un filo d’erba. Smise di brontolare e ruggire il vento e una
brezza tiepida accarezzava ora il viso non più tagliente come la lama di un
coltello.
L’essere si rivolse al gigante e disse porgendogli la mano:
“Vieni con me ti porto sulla terraferma”
Il gigante attonito guardava e fece per aprire la bocca e reclamare quando vide
che il cielo si apriva dalle nuvole e che un raggio di sole colpiva il punto in
cui giacevano gli alberi ormai cenere dopo il fuoco della notte.
“perché me lo chiedi ora e l’altra volta non ti sei neanche fermato?” gli disse
il gigante
“ oh caro mio” disse l’essere “non mi fermo tutte le volte che qualcuno vuole,
mi fermo quando il tempo è maturo e la primavera è alle porte”
“ma qui non c’è mai la primavera” disse il gigante
“ tu sei la rassegnazione “ disse l’essere >” e la rassegnazione da sola non
porta a nulla e nulla le può venire incontro”
“ma tu sei passato l’altra volta, potevi aiutarmi e non ti sei fermato”
“io sono la speranza “ disse l’essere “e la speranza con la rassegnazione non va
da nessuna parte ed entrambe affonderebbero in un mare di grigiore e di
implacabile inverno senza sufficienti forze per lottare contro il vento”
“ e allora perché ora ti sei fermato e vuoi portarmi via’” replicò il gigante
che non riusciva a intendere le sue parole
“ perché non sei più la rassegnazione ora, tu ora sei la Rabbia e la rabbia con
la speranza possono solcare il mare e trovare il sole”
(Diana Mastrilli)

Calme di luglio
Ogni volta che c’è una spiaggia, e c’è la mareggiata, io ci vado;
mi piace il suono metallico dei ciottoli che strisciano sui ciottoli;
mi piace quell’odore intrepido di mareggiata;
mi piace cercare;
non so che cosa cerco, tutta la bellezza del cercare è qui:
cercare qualcosa che non si sa.
La natura è vivere, invecchiare, morire, cioè osservare le regole.
Il mare rompe le rocce, rompe il ferro e l’acciaio;
rompe il coraggio dell’uomo;
trasforma un masso di pietra in un ciottolo levigato e scorrevole,
e continua a lavorarlo, a piallarlo, lustrarlo, farlo sempre più piccolo,
infine è un grano di ghiaia, poi un grano di sabbia, poi un granello di fango;
e il fango si diffonde nell’acqua non come cosa che è stata pietra ma come un fumo,
l’alito di una mucca nella stalla.
Tutte le cose che approdano sulla spiaggia quando c’è la mareggiata sono cariche di un racconto;
di quello che sono state, e hanno passato, e ora sono diventate quello che sono;
e non è ancora finita, ora ci sono i loro rapporti con il sole e la pioggia,
il caldo e il freddo, il giorno e la notte, e l’uomo che passa.
Tutte le cose portate dalla mareggiata hanno i segni della loro avventura,
la vita è scoprire e provare, avere e non avere, perdere e vincere, piangere e ridere,
inghiottire e sputare, zucchero ed erba ruta.
Lo scroscio che fa una cosa di vetro o terraglia che cade e va in pezzi,
è come un grido animale, lo scoppio di pianto di un bambino;
è sgomento e disperazione.
(Vittorio G. Rossi)
...Ero senza parole. Proprio di fronte a me, una creatura delle dimensioni di una grande balenottera volteggiò
con grazia, e poi mi girò intorno, curiosando:era attirata da ogni mio dettaglio. Il silenzio era ancora più
forte e potevo sentire ogni mia cellula attenta ai movimenti di quel corpo immenso e delicato.
Se esistono gli angeli, pensai, questa era di sicuro una di loro. la grazia dei suoi movimenti, la purezza della
sua esistenza, la naturalizza con cui volteggiava in questo cielo liquido mi davano i brividi. Soltanto le bollicine
della bombola d'aria mi tenevano in contatto con la realtà. Pregai perchè si fermassero, il respiro non aveva alcun
significato nella mia mente, avrei potuto così toccare, anche soltanto per un istante, quella perfezione fermata di
fronte a me.
Una manta! L'avevo vista soltanto alla TV e sulle riviste. Avevo sentito dire da qualche parte che una fotografia vale
più di mille parole. Non ha senso! Bisogna dimenticare quello che hanno detto gli altri, dobbiamo sperimentare le cose
con i nostri occhi e il nostro cuore, ci renderemo così conto di quante cose ci sono state insegnate e che nella vita
sono senza importanza.
Guardo la manta. lei guarda me. Sono tranquillo. C'è un contatto perfetto quando il silenzio lascia parlare la verità
Le parole non significano niente, i pensieri dicono tutto.
"Sono venuto da terre lontane, cercando una risposta a una domanda che ormai è radicata dentro di me: perchè con le
creature con le quali vivo giorno dopo giorno ho un brutto rapporto?"
Per essere veramente felice, tu devi imparare a rispettare e accettare i principi universali che la vita detta. Solo
allora sarai in grado di essere in pace con te stesso e l'intero Universo.
La manta aveva suggerito al mio cuore qualcosa che da tanto tempo cercavo di sentire. Circondato da quelle creature e con
il suono della quiete dell'immenso oceano, la risposta poteva essere ascoltata a migliaia di miglia di distanza.
Non avere paura. capisco quanto solo e ramingo ti sentirai quando abbandonerai l'oceano. Eppure è quello che capita
spesso a coloro che hanno la volontà di vivere l'esistenza con tanta intensità: la maggior parte delle volte vedono una
luce dove gli altri possono scorgere soltanto tenebre.
Sono stato educato secondo la religione cristiana, ma mi sarebbe piaciuto nascere buddista, perchè
così un giorno mi sarei
potuto reincarnare e tornare nel luogo a cui sentivo di appartenere. Il paradiso non era in cielo: il paradiso era davanti
a me. l'avevo trovato e non volevo lasciarlo mai più. Mai.
Tratto da: (Blu, Una storia di vita e di mare. (Sergio Bambarén)
Era di primo mattino,
e il sole appena sorto luccicava tremolando sulle scaglie del mare appena increspato.
A un miglio dalla costa un peschereccio arrancava verso il largo. E fu data la voce allo
Stormo. E in men che non si dica tutto lo Stormo Buonappetito si adunò, si diedero a
giostrare ed accanirsi per beccare qualcosa da mangiare. Cominciava cosi una nuova dura
giornata.
Ma lontano di là solo soletto, lontano dalla costa e dalla barca, un gabbiano si stava
allenando per suo conto: era il gabbiano Jonathan Livingston. Si trovava a una trentina
di metri d'altezza: distese le zampette palmate, aderse il becco, si tese in uno sforzo
doloroso per imprimere alle ali una torsione tale da consentirgli di volare lento. E
infatti rallentò tanto che il vento divenne un fruscìo lieve intorno a lui, tanto che
il mare ristava immoto sotto le sue ali. Strinse gli occhi, si concentrò intensamente,
trattenne il fiato, compì ancora uno sforzo per accrescere solo... d'un paio... di
centimetri... quella... penosa torsione e... D'un tratto gli si arruffano le penne,
entra in stallo e precipita giù.
I gabbiani, lo sapete anche voi, non vacillano, non stallano mai. Stallare, scomporsi
in volo, per loro è una vergogna, è un disonore.
Ma il gabbiano Jonathan Livingston - che faccia tosta, eccolo là che ci riprova ancora,
tende e torce le ali per aumentarne la superficie, vibra tutto nello sforzo e patapunf
stalla di nuovo - no, non era un uccello come tanti.
La maggior parte dei gabbiani non si danno la pena di apprendere, del volo, altro che
le nozioni elementari: gli basta arrivare dalla costa a dov'è il cibo e poi tornare a
casa. Per la maggior parte dei gabbiani, volare non conta, conta mangiare. A quel gabbiano
lì, invece, non importava tanto procurarsi il cibo, quanto volare. Più d'ogni altra cosa
al mondo, a Jonathan Livingston piaceva librarsi nel cielo.
Tratto da:(da "Il gabbiano Jonathan Livingston") Richard Bach, 1970
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"Secondo alcune leggende, il mare è la dimora di tutto ciò che abbiamo perduto, di quello che non abbiamo avuto, dei desideri infranti, dei dolori, delle lacrime che abbiamo versato." (Osho) * |
Certo, se prendiamo ad esempio una persona chiusa nel suo sé, la cui giornata, la cui
vita sia tutto un correre per raggiungere qualcosa, qualunque cosa, succube del Dio
Stress, questa non potrà mai vedere altro che il suo mondo, quello cha la circonda e
neanche pensare a qualcosa al di fuori di esso. Ma se invece una persona, con animo
sereno, è libera di guardarsi intorno, di ascoltare i rumori che la circondano, ecco
che sentirà delle sensazioni diverse, ascolterà in un altro modo il mondo che la circonda,
perché sarà il mondo a penetrare dentro di lei, negli spazi lasciati liberi dagli affanni
quotidiani e dai suoi pensieri. Ed allora ecco che la sua mente libera si troverà a
spaziare e potrà sentire e vedere cose che altrimenti non sarebbe possibile percepire.
Passeggiare su una spiaggia deserta, in un giorno sereno, poi sedersi in riva al mare,
tranquilli, rilassati ed ascoltare il rumore della risacca ad occhi chiusi, finché questo
dolce rumore entra dentro di noi, ci pervade dalla testa ai piedi, noi siamo la
risacca, e ci rotoliamo dolcemente avanti e indietro, pervasi da una serenità senza fine. Siamo
tutt'uno con la natura che ci circonda, con il mare, la sabbia, il volo dei gabbiani,
siamo dentro questo guscio protettivo, dove niente di male può succederci. Anche quando
riapriamo gli occhi, le sensazioni che abbiamo provato restano dentro di noi, ci pervadono
interamente e potremo riprovarle ogni volta che vorremo. Non sarà necessaria una spiaggia,
qualsiasi altro posto andrà bene : un prato, un bosco, un giardino, purché tranquillo e
silenzioso. Potremo ascoltare il canto degli uccelli o il frinire delle cicale o solo il rumore del vento e basterà restare in silenzio ad ascoltare e lasciarsi riempire da
questi dolci suoni perché la serenità entri in noi e la mente si liberi
completamente.
E' in queste condizioni che il mondo esterno può penetrare dentro di noi ed ecco che,
sulla spiaggia, riusciamo a vedere, nella spuma, le ondine che giocano con le sirene,
nei prati e nei boschi percepiamo la presenza degli elfi e degli gnomi, vediamo le fate
che volano di fiore in fiore, sorrette dalle loro ali iridescenti.
Voliamo sulle ali della fantasia, apriamo il nostro cuore e la nostra mente, guardiamoci
intorno, scopriamo questo mondo fatato e teniamolo per sempre dentro di noi.
LOST AT THE SEA
Sentii che un ritorno era impensabile...
Di sera, alla luce di un lume a petrolio, sul tavolo di cucina, il dito duro e calloso del padre lo guidava, sulle carte nautiche, in viaggi meravigliosi. E il suo dito di bambino, stregato da rotte, fari, secche e nomi che bruciavano come lingue di fuoco sulle labbra dei marinai, lo seguiva incantato. Pensava di
imparare a partire e andare lontano. Imparava qualcosa di ben più prezioso: la strada di casa. Ogni sera, in quei viaggi simulati, il dito del padre lo guidava
sempre più lontano solo per istruirlo nell'arte del ritorno. Questo, prima di qualsiasi altra cosa, erano i marinai che raccontavano storie meravigliose giù
al porto: ritorni. Non avrebbe potuto trovare maestro migliore. Se esiste il gene del ritorno, infatti, suo padre lo aveva. Apparteneva a quella categoria
di uomini che, naufraghi e soli su un'isola deserta, trovano sempre la strada per tornare a casa, purché abbiano un coltello e possano mettere le mani su un
albero. Lui, il suo albero, l'aveva già scelto. Se era ancora troppo piccolo per
prendere la strada del mare, era abbastanza grande, almeno, per scegliersi un
albero. A guardarlo bene, però, era già una promessa di nave. Nel bel paese di
Nuova Scozia, infatti, dove nacque in una fredda località nella zona più fredda
della North Mountain, un freddo 20 febbraio, cresce il robusto "spruce", adatto a fare costole di navi e col quale si sono costruiti bastimenti di ogni tipo.
Dalla cima del suo albero, come in cima alla coffa di un veliero in tempesta,scrutavail mare. E sognava. Da quelle parti i sogni si pagano in nasi blu (così
vengono soprannominati gli abitanti del luogo) e mani tagliate dal vento. Sogna più a lungo chi resiste di più al
freddo.Lui sognava più di tutti. Nei giorni di nebbia i suoi occhi, stretti a fessura,
affondavano nel mare bianco, tra i fantasmi di Melville. Con il bel tempo, invece,
correvano dietro alle baleniere fino all'orizzonte. Laggiù, oltre la grande curva del mare, gli occhi cedevano il posto ai sogni. E i sogni correvano come raffiche
di maestrale. Forse fu allora che, stretto al suo albero, giurò che per tutta la
vita li avrebbe inseguiti e che alla fine, lui e l'albero della sua nave, come una
cosa sola, li avrebbero raggiunti. Diede un nome al suo sogno. Lo chiamò il raggiungimento della felicità. Sognò di farlo proprio così: stretto al suo
albero. E sognò di farlo come nessuno lo aveva mai fatto: Solo. Anche lui, come i vecchi
marinai del porto, sarebbe tornato. Anche lui, giù al porto, avrebbe raccontato la
sua storia ai bambini. Una storia, però, che orecchie umane non avevano ancora
ascoltato........(vai
al link)
In honor of
CAPTAIN JOSHUA SLOCUM
The first man to sail around the world alone.
April 24. 1895 to june 27.1898.
He was borne on North Mountain, february 20, 1844.
Lived at Westport until he went to sea in 1860.
The captain and the Spray were lost at sea in november 1909.
La mia isola
Roatan,
un’isola nel mare dei Caraibi. Roatan è verde, di quel verde intenso e cupo
reso fresco e pulito dalle abbondanti piogge tropicali: anche le gocce di
pioggia hanno il colore della foresta. Ma se guardi bene alcune gocce invece
sono rosse, di un colore caldo e fiammante come gli splendidi fiori che sembrano
stelle nel firmamento della foresta. La spiaggia è di sabbia fine, bianca
riflette la luminosità e il calore del sole dell’equatore e si perde nel mare
davvero “verde acqua”, una tonalità che ho visto soltanto quando ero
bambina nelle scatole dei pennarelli e che mi piaceva tanto: allora capisco che
qualcuno deve averlo visto quel colore forse proprio lì, e deve averlo amato
tanto da volerlo racchiudere in un pennarello per non perderlo più. Poi mentre
guardo l’Oceano, una macchia gialla mi vola vicino: una macchia con le ali di
una farfalla. E per inseguirla mi tuffo nell’acqua cristallina e ritrovo tutte
le tonalità: il viola e l’arancione dei coralli, ogni sfumatura del verde,
blu con strie fluorescenti che ti danzano intorno. Sugli scogli piccoli rettili
ricordano miniature di dinosauri, sono grigi, ma più grigi dell’asfalto,
stanno immobili e si caricano del calore del sole. Poi, al tramonto, il cielo si
riempie di tutte le varianti del rosa e in questo arcobaleno che vive, sento
finalmente di vivere anch’io.
(Diana)
….guardavo le onde infrangersi laggiù sulla
riva.Ci tenevamo per mano , il vento era fortissimo e il precipizio era profondo.
Avevi paura di cadere e ti tenevi a me indietreggiando….
……il cielo era cupo e la schiuma del mare era così bianca e suggestiva! Fu
uno scenario indimenticabile….
…credo che il mare sia presente nel cuore di tutti coloro che scrivono, di
tutte le persone che conoscono la sensibilità..e a pensare che mia zia Nella ha
90 anni e non l'ha mai visto….
….qui su questi scogli, in questa sera buia, cerco di rovistare nell'animo per
trovare una nicchia, uno spiraglio di luce. Ci sono le luci del porto e in
qualche modo riesco a scrivere. Che silenzio stupendo! Solo io e le luci del
porto, e la notte.
La lunga spiaggia è tutta deserta.
È una striscia di sabbia piuttosto larga , uniforme,
senza massi isolati né pozze d’acqua, in lieve inclinazione,
tra la scogliera a picco e il mare.
Il tempo è bellissimo.
Il sole illumina la sabbia gialla con una luce violenta, verticale.
Non c’è una nuvola in cielo.
Non c’è vento neppure.
L’acqua è azzurra, calma, senza la minima increspatura proveniente dal
largo,
benché la spiaggia sia esposta verso il mare aperto, fino
all’orizzonte.
Ma a intervalli regolari un’onda improvvisa,
sempre la stessa sorta a pochi metri da riva,
si gonfia a un tratto e subito si frange, allo stesso punto…
E tutto resta immobile di nuovo;
e il mare, piatto e azzurro,
si mantiene esattamente sempre alla stessa altezza
sulla sabbia gialla della spiaggia.
Sulla destra, dalla parte dell’acqua immobile e piatta,
si frange, sempre nello stesso punto, la stessa piccola onda.
Un branco di uccelli marini batte le ali e prende il volo.
Prima uno, poi due, poi dieci.
Descrivono la stessa curva sopra l’acqua,
per tornare a posarsi sulla sabbia e rimettersi a misurarla,
sempre nello stesso senso, proprio sul limite delle onde,
a un centinaio di metri circa.
A quella distanza i movimenti dell’acqua sono quasi impercettibili,
salvo un cambiamento in cui la schiuma prorompente brilla al sole.
Dieci secondi più tardi,
l’onda che si gonfia torna a scavare la stessa depressione,
dalla parte della spiaggia, con un brusio di ghiaia smossa.
La piccola cresta si frange,
la schiuma lattiginosa risale di nuovo il declivio
riguadagnando i pochi decimetri di terreno perduto.
Nel silenzio che segue, rintocchi lontanissimi di campana
risuonano nell’aria calma.
Testo mixato da Istantanee di Alain Robbe Grillet
Du ciel à la mer, ce n’était qu’une infinie variété de bleus.
Pour le touriste, celui qui vient du Nord, de l’Est ou de
l’Ouest, le bleu est toujours bleu. Ce n’est qu’après, pour
eu qu’on prenne la peine de regarder le ciel, la mer, de
caresser des yeux le paysage, que l’on découvre les bleus gris,
les bleus noir, et les bleus outre-mer, les bleus poivre, les
bleus lavande. Ou les bleus aubergine des soirs d’orage. Les
bleus vert de houle. Les bleus cuivre de coucher de soleil,
la veille de mistral. Ou ce bleu si pâle qu’il en devient blanc.
Extrait du livre
"Chourmo"
J’avais tourné la tête et laissé mon regard filer vers l’horizon.
Là où la mer devient plus sombre. Plus épaisse. Je m’étais dit que
la solution à toutes les contradictions de l’existence était là,
dans cette mer. Ma Méditerranée. Et je m’étais vu me fondre en elle.
Me dissoudre, et résoudre, enfin, tout ce que je n’avais jamais
résolu dans ma vie, et que je ne résoudrai jamais.
Extrait du livre
"Solea"

DESIDERIO DI MARE
di Giulio Malventi e Habanera
- Carino questo posto…- digita sul suo cellulare…
- Peccato di aver appena perso la cosa più interessante che c’era…-
Pochi secondi e la risposta quasi insperata trilla fra le sue mani…
- Grazie… Ma non si perde mai ciò che si Desidera veramente…-
Intrigante…
- Desiderare veramente? Dipende dal fatto che tu riesca a trovare una frase che non mi faccia chiudere occhio stanotte…-
- Il vero Desiderio è dentro di noi, io posso farti scoprire cose di questo sentimento che non avresti mai sognato…- è la sua risposta…
- E lo farai nei miei sogni di stanotte?-
- Dipende da te…-
- Cioè? Devo lasciare la finestra aperta stanotte?- un lieve sorriso gli sfiora le labbra…
- Allora non Desideri solo sognare… Quanto Desideri? Quale emozione si muove in ogni tuo respiro?-
Lei prosegue incuriosendolo sempre più…
- Cosa ti batte nel petto e mischiato al sangue ti scorre in ogni vena, ti palpita in ogni cellula?-
- Quanto desidero? Non è facile scoprirlo… chissà se ci riusciresti…-
- Non ti conosci… non ti conosco… chi sei? Vogliamo scoprirlo? Insieme…-
- Davvero non immagini chi sono? Non devo averti colpito allora…-
Il gioco continua oramai senza respiro fra un messaggio e l’altro… intorno tutto sfuoca…
- Immagini il gusto di una fragola, il colore del vino, il profumo del mare… ma quanto vale provarli?-
- È tutto quello che conta…-
- Questo è Desiderio… Queste sono emozioni… senti il vento sulla pelle? Senti il rumore delle onde e sulle labbra il gusto del sale?-
- Sì, e non mi basta mai…-
- Vuoi sentire di più?… Vuoi Desiderare di più?…-
- Hai qualcosa in mente…?-
- Senti il mare… segui il suo profumo…-
- Dove mi condurrà?-
- Segui le onde… mi vedrai…-
- Dimmi come sarai…-
- Mare, vento… ho brividi sulla pelle… Raggiungi il mare e mi vedrai…-
- Il mare e una bella donna… sono le cose che più mi affascinano al mondo… dubito che rimarrei in me a lungo…-
- Allora hai trovato ciò che cerchi, Habanera è mare da sempre…-
- Se non volevi farmi dormire credo che di questo passo ci riuscirai…-
- … Tu, l’hai Desiderato…-
(se vuoi leggere il resto vai al link...)

IL MIO MARE
Il mare fa infrangere le sue onde sulle
scogliere, è grande, maestoso, pare che
col vento così forte lo voglia far
notare ancora di più,
è nero, cupo, pare
una massa scura che voglia travolgere
tutto da un momento all’altro.
Lo amo anche così, forse ancora di più,
mi da delle sensazioni molto forti, io e
questo mare viviamo insieme tutti i
giorni, mi fa compagnia,
mi ricorda l’uomo
che amo, mi da tante gioie quando è
calmo, la sua trasparenza, il leggero
vibrare ti accarezza come se volesse
farti
capire che ti vuole bene.
A volte quando sono triste, l’unica cosa
che mi fa pensare razionalmente è
mettermi davanti a lui e guardarlo, il
vederlo così grande
mi fa capire che i
miei problemi sono a volte banali e
futili e soprattutto confrontandoli con
lui piccoli, mi rasserena, mi da pace,
il suo rumore nel silenzio è come una
dolce melodia.
Tutto è nitido ciò che lo circonda: le
lunghe spiagge bianche sembrano di
velluto scolpite da quelli che sembrano
messaggi mandati
dal vento, soprattutto
d’inverno dove il silenzio fa da padrone
di casa, ma anche d’estate, variopinte,
meta preferita da gente
che ama il
calore che esse emanano.
I gabbiani che con i loro stridii si
lasciano cullare dal vento e a volte
pare vogliano quasi caderci dentro senza
mostrare paura per
quel qualcosa che è
senz’altro più grande di loro.
Le alte scogliere, barriere impetuose,
forti e ferme che lottano contro di lui,
quando adirato pare voglia scagliarsi
contro per travolgere tutto.
E poi, il sole, la luna, le stelle tutto
riflette su di lui dandogli mille
colori, mille bagliori uno diverso
dall’altro, e ciò fa capire quanto lui
può accogliere tutto dalle lucentezze
del giorno alla cupità della notte.
(Anna Piras)